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Più veloci i rimborsi Iva alle imprese

Crediti fiscali. Dal 2018 accredito diretto sui conti correnti senza il passaggio intermedio alle tesorerie provinciali

L’Agenzia delle Entrate prevede un taglio di tre settimane sulla media attuale di 90 giorni.

Il Fisco alla prova del taglia-tempi per i rimborsi Iva. L’obiettivo è erogare le somme con almeno tre settimane in meno sugli attuali tempi (secondo la nota diramata il 1° gennaio 2018 dall’Agenzia delle Entrate in media 90 giorni nel 2017). Una promessa prevista dalla manovrina di primavera nel contesto delle norme che hanno disciplinato la prima delle due estensioni del campo di applicazione dello split payment. I tasselli applicativi sono arrivati a ridosso della scadenza di San Silvestro con un Dm Mef datato 22 dicembre 2017 ed il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per disciplinare la trasmissione delle informazioni con l’Agenzia della Riscossione e Riscossione Sicilia. Come chiedeva la manovrina, sono stati tagliati i passaggi per far arrivare i rimborsi sul conto fiscale soprattutto delle imprese costrette a subire gli effetti negativi dello split payment.

Ora sarà l’Agente della riscossione ad erogare il rimborso sui fondi di bilancio resi disponibili dalle Entrate, tagliando la “filiera” per l’accredito. Ad allungare l’attesa finora erano stati non tanto i tempi tecnici necessari alle Entrate per controllare l’istanza di rimborso (e ai contribuenti per presentare la documentazione): un passaggio contenuto entro 60 giorni per poi passare il dossier al vaglio di Ragioneria generale e Banca d’Italia, che poteva durare altri 30-40 giorni. La riforma dovrebbe agire su questo versante con uno scambio di informazioni de un canale diretto tra Entrate ed Agenti della riscossione.

Si tratta, comunque, di un tentativo per dare anche una risposta alla UE. L’autorizzazione comunitaria allo split payement era vincolata ad un impegno sui tempi di restituzione dei crediti ad imprese e da luglio scorso anche ai professionisti. Non è un caso che i rimborsi da split siano stati riconosciuti come prioritari fin dalla prima applicazione del meccanismo dall’inizio del 2015. Ma non sempre questo impegno si è tradotto in realtà, perché i passaggi burocratici per assicurare i controlli prima dell’erogazione finivano per dilatare i tempi, determinando così una sorta di “trappola della liquidità fiscale” per gli operatori economici che proprio grazie alla partita di giro dell’Iva riuscivano a pagare dipendenti e fornitori.

Del resto, l’Iva resta l’imposta che genera più rimborsi: quasi il 75% (12 miliardi di euro) dei 16 miliardi erogati nel 2017 ai contribuenti italiani (68mila imprese, artigiani e profesisonisti). A livello territoriale, Lombardia e Lazio guidano la classifica dei rimborsi (rispettivamente 4,6 e 2,8 miliardi): un trend confermato a livello di aree metropolitane con Milano e Roma abbondantemente avanti rispetto agli altri. Proprio sull’Iva le Entrate hanno fatto notare come sia stato avviato un sistema di lavorazione dei rimborsi in base ai profili di rischio del contribuente, che premia i soggetti a maggiore pericolosità fiscale. Questo ha consentito un passo avanti nei tempi di attesa scesi dai 180 giorni medi del 2014 ai 90 giorni del 2017 di cui circa 20 per i passaggi intermedi nelle tesorerie provinciali che scompariranno con l’accelerazione da oggi.

 

 

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