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Novità Fiscali e Lavoro – Legge di Bilancio 2018

La Legge di Bilancio 2018, approvata il 23 dicembre 2017, è strutturata in un unico articolo con 1181 commi. Viene dedicato molto spazio alle misure in materia di occupazione, welfare, previdenza ed assistenza. Vi sono quest’anno particolari innovazioni in ambito Fisco e Lavoro, che raccogliamo di seguito! Speciale Novità Fiscali Legge di Bilancio 2018 Speciale Novità Lavoro e Previdenza Legge di Bilancio...

Più veloci i rimborsi Iva alle imprese

Crediti fiscali. Dal 2018 accredito diretto sui conti correnti senza il passaggio intermedio alle tesorerie provinciali L’Agenzia delle Entrate prevede un taglio di tre settimane sulla media attuale di 90 giorni. Il Fisco alla prova del taglia-tempi per i rimborsi Iva. L’obiettivo è erogare le somme con almeno tre settimane in meno sugli attuali tempi (secondo la nota diramata il 1° gennaio 2018 dall’Agenzia delle Entrate in media 90 giorni nel 2017). Una promessa prevista dalla manovrina di primavera nel contesto delle norme che hanno disciplinato la prima delle due estensioni del campo di applicazione dello split payment. I tasselli applicativi sono arrivati a ridosso della scadenza di San Silvestro con un Dm Mef datato 22 dicembre 2017 ed il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per disciplinare la trasmissione delle informazioni con l’Agenzia della Riscossione e Riscossione Sicilia. Come chiedeva la manovrina, sono stati tagliati i passaggi per far arrivare i rimborsi sul conto fiscale soprattutto delle imprese costrette a subire gli effetti negativi dello split payment. Ora sarà l’Agente della riscossione ad erogare il rimborso sui fondi di bilancio resi disponibili dalle Entrate, tagliando la “filiera” per l’accredito. Ad allungare l’attesa finora erano stati non tanto i tempi tecnici necessari alle Entrate per controllare l’istanza di rimborso (e ai contribuenti per presentare la documentazione): un passaggio contenuto entro 60 giorni per poi passare il dossier al vaglio di Ragioneria generale e Banca d’Italia, che poteva durare altri 30-40 giorni. La riforma dovrebbe agire su questo versante con uno scambio di informazioni de un canale diretto tra Entrate ed Agenti della riscossione. Si tratta, comunque, di un tentativo per dare...

Sì ai rimborsi IVA senza dichiarazione: il diritto al credito rimane anche in caso di omessa presentazione del modello annuale

Il contribuente ha diritto al credito Iva se, pur omettendo la dichiarazione annuale, dimostra i requisiti sostanziali per la detrazione dell’imposta. A dirlo è stata la Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria con la sentenza 452/1/2017 depositata il 27 novembre 2017, che applica i princìpi recentemente affermati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Il caso riguardava un contribuente che aveva ricevuto una cartella di pagamento con la quale l’Agenzia delle Entrate recuperava un credito Iva, oltre interessi e sanzioni, poiché derivante da un anno nel quale era stata omessa la presentazione della dichiarazione. Il provvedimento era stato impugnato eccependo la carenza di motivazione e, in ogni caso, la spettanza del diritto. La Commissione Provinciale aveva respinto il ricorso ritenendo che il credito non fosse spettante. Il contribuente aveva proposto così appello lamentando, tra i diversi motivi, che l’omissione della dichiarazione aveva rilevanza solo formale e l’irregolarità poteva essere emendata producendo i documenti attestanti la spettanza del diritto. La CTR ha ritenuto fondata la doglianza. Il Collegio ha, innanzi tutto, richiamato il principio recentemente affermato dalle Sezioni Unite (sentenza 17757/2016) secondo cui il contribuente ha diritto a recuperare il credito Iva discendente dalla dichiarazione omessa, a patto che questi dimostri che il credito deriva da acquisti effettuati nell’ambito dell’attività di impresa, e come tali detraibili. L’Agenzia, in ogni caso, può contestare anche direttamente con l’iscrizione a ruolo, una dichiarazione che riporta un credito derivante da una dichiarazione precedentemente omessa, poiché rientra nei controlli formali consentiti dalla norma. Perciò, anche in mancanza della dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta può essere riconosciuta dal giudice tributario se il contribuente dimostra tutti i requisiti sostanziali per...

Legge europea, sì definitivo dalla Camera

L’Aula della Camera ha definitivamente approvato con voti 247 favorevoli e 72 contrari (44 gli astenuti) il Disegno Di Legge con le «Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017». Il DDL contiene una serie di norme di carattere eterogeneo cha riguardano, tra l’altro, la libera circolazione delle merci, giustizia e sicurezza, fiscalità, lavoro, tutela della salute e dell’ambiente, le telecomunicazioni (roaming UE). La Legge europea di quest’anno consente, in particolare, la definizione di tre procedure di infrazione, riducendole a 66 dalle 121 di inizio 2014, ed una serie di casi EU-Pilot (richieste di informazione agli Stati che possono prevenire possibili procedure d’infrazione). Il provvedimento è tornato alla Camera dove sono state confermate, in particolare, le correzioni apportate dal Senato a due articoli, riguardanti le informazioni in etichettature sui prodotti alimentari riguardanti le caseine ed il monitoraggio dello stato delle acque. Arriva riforma agevolazioni energivori La legge introduce, tra l’altro, la riforma delle agevolazioni sui costi elettrici per le industrie energivore. Il nuovo meccanismo, sul quale la Commissione UE si è già espressa favorevolmente, entrerà in vigore dal 2018 a seguito dei criteri basati su valore aggiunto e internazionalizzazione che fisserà il Ministero dello Sviluppo Economico entro 30 giorni dall’approvazione definitiva della norma. Le risorse derivanti dal riordino complessivo del sistema delle agevolazioni sugli energivori e degli oneri da rinnovabili, per gli anni 2018-2020 sono destinate, per un minimo del 50% alla riduzione diretta delle tariffe a carico delle famiglie e delle imprese non energivore. È, inoltre, previsto l’avvio di un negoziato con l’UE per rivedere le norme sul trattamento fiscale relativo ai...

Riforma IVA UE: le operazioni intracomunitarie diventano nazionali.

Sarà applicata l’aliquota IVA del Paese di destinazione. Il superamento del regime transitorio delle operazioni intracomunitarie è ormai vicino. La Commissione Europea ha pubblicato il 4 ottobre 2017 la prima parte delle proposte di modifica dell’attuale sistema normativo retto dalla direttiva 2006/112/CE che verrà completato nella primavera 2018. Con questa prima fase, la Commissione interviene con tre documenti, indirizzati alla modifica della Direttiva Iva in tema di operazioni intraunionali, e all’integrazione dei regolamenti UE n. 282 del 2011 e n. 904 del 2010. Il primo documento (Com 569) introduce il nuovo articolo 402 della Direttiva Iva e fissa la tassazione delle operazioni nel luogo di destinazione, cioè, di consumo, dei beni e dei servizi. Avremo, quindi, un’unica operazione da considerarsi “cessione” e “acquisto” al tempo stesso per il cedente e per il cessionario, esattamente come accade nelle transazioni del mercato interno. L’ulteriore conseguenza è l’applicazione dell’Iva con le regole e con l’aliquota dello Stato di destinazione. Ed essa è applicata con due modalità, in relazione alla qualifica dell’acquirente come “soggetto passivo certificato” ai sensi dell’articolo 13-bis di nuova introduzione. Se l’acquirente è certificato, l’imposta viene applicata con il metodo dell’inversione contabile a cura del cessionario; in ogni altro caso l’Iva viene applicata dal cedente, con l’aliquota del Paese di destino, e versata all’autorità fiscale del Paese in cui risiede, con un meccanismo del tutto simile a quello già in vigore, a partire dal 1° gennaio 2015, per i servizi telematici soggetti al Moss. Il documento Com 568 interviene in modifica del Regolamento UE 282/2011. È di particolare interesse il contenuto del nuovo articolo 45-bis del Regolamento, che interviene sul...

Guida al Voucher Digitalizzazione

Il Voucher Digitalizzazione, offerta dal Ministero per lo Sviluppo Economico, è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “voucher” fino a 10.000 euro,  per interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico. La disciplina attuativa della misura è stata adottata con il decreto interministeriale 23 settembre 2014. Cosa finanzia il Voucher Digitalizzazione? Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di: migliorare l’efficienza aziendale modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro sviluppare soluzioni di e-commerce fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT. Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher Digitalizzazione. Agevolazioni del Voucher Digitalizzazione Ciascuna impresa può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.   Per scoprire i dettagli, leggi la nostra Guida al Voucher Digitalizzazione!  ...