Beatrice Masserini Nessun commento

DATA EMISSIONE, ANNOTAZIONE E DETRAZIONE

Il Decreto Fiscale collegato alla manovra fiscale (D.L. 119/2018), che dovrà essere convertito in legge prima di Natale, ha introdotto alcune misure mirate a:

  1. ridimensionare (almeno in una prima fase) le problematiche sanzionatorie diversamente ravvisabili a fronte di emissione/trasmissione tardive della fattura elettronica;
  2. introdurre, dal 1° luglio 2019, nuove regole per la fatturazione immediata entro 10 giorni dall’operazione;
  3. risolvere la questione della detrazione della fattura arrivata nei giorni successivi al mese di effettuazione (ma prima della liquidazione di riferimento);
  4. eliminare l’obbligo di protocollazione delle fatture di acquisto.

Nel dettaglio, salvo ulteriori sviluppi, tenendo altresì conto di quanto previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 (relativo alle regole tecniche di funzionamento della FE e del SdI) nonché dei primi chiarimenti di prassi, la situazione può essere sintetizzata come segue.

Emissione fattura elettronica fino al 30 giugno 2019

Possiamo dire che fino al 30 giugno 2019 la trasmissione tardiva della fattura elettronica, purché effettuata entro la scadenza della propria liquidazione dell’Iva, non creerà problemi sanzionatori per omessa/tardiva fatturazione.

Speciale fatturazione elettronica – tabella 1

 

È ancora possibile, dal 2019, emettere fatture in modalità cartacea?

Ricordiamo che verso altri operatori residenti o stabiliti, dal 2019 non è più possibile (tranne per i minimi e forfetari) emettere fattura cartacea. Come già evidenziato, fino al 30 giugno 2019 non saranno tuttavia sanzionate le fatture emesse con le modalità XML/SdI entro il termine della propria liquidazione Iva (la sanzione è invece ridotta dell’80% se vi si provvede entro la liquidazione ancora successiva). Tale previsione, giacché inserita nel comma 6 dell’articolo 1, D.Lgs. 127/2005 che si occupa dell’emissione di autofattura denuncia (TD20) nel caso di fattura cartacea, apre indirettamente uno spazio temporaneo (primo semestre 2019) entro il quale risulta di fatto possibile l’emissione cartacea a cui deve però seguire, per evitare qualsiasi sanzione, la successiva trasmissione elettronica entro il termine della propria liquidazione. Dal versante cessionario/committente tale rimedio attenua i problemi della detrazione in base al cartaceo (senza attivare la denuncia elettronica), ma purché arrivi la fattura elettronica entro la scadenza della liquidazione periodica (che potrebbe essere disallineata da quella del fornitore). Nel caso di arrivo successivo, la detrazione non sarebbe invece ammessa in mancanza del formato elettronico (in tal senso, come da recente risposta dell’Agenzia delle Entrate ad un forum del 12 novembre) così come a pieno regime. Considerati i numerosi dubbi interpretativi legati alla disciplina in questione, si ritiene comunque prudente parcheggiare la detrazione della fattura cartacea in attesa dell’arrivo dell’esemplare elettronico da sollecitare, tuttavia, al più tardi entro 4 mesi dall’operazione (in modo che, in mancanza di annotazione, non scattino sicuramente gli adempimenti di supplenza cui è chiamato il cessionario/committente).

Emissione fattura elettronica dal 1° luglio 2019

Nel presupposto (dice la relazione tecnica) che la fattura elettronica si consideri emessa quando trasmessa, il Legislatore (articolo 11, D.L. 119/2018, cit.) ha introdotto con effetto dal 1° luglio 2019 la fatturazione immediata ad emissione (e trasmissione) entro il termine di 10 giorni dal momento di effettuazione di cui all’articolo 6, D.P.R. 633/1972. Il Legislatore ha altresì integrato l’articolo 21, D.P.R. 633/1972 introducendo la nuova lettera g-bis) che imporrà però di indicare in fattura anche “la data di effettuazione della cessione o della prestazione ovvero la data di incasso se diversa dalla data fattura” (da capire poi su quali campi dell’XML). Il nuovo obbligo non incorrerà, tuttavia, per chi emetterà (trasmetterà) la fattura nello stesso giorno di effettuazione. Rimangono fermi invece i più ampi margini di emissione della disciplina della fatturazione differita (entro il 15 del mese successivo in presenza di idonea documentazione). Non si sa ancora però se, dopo il 30 giugno 2019, sarà ancora possibile trasmettere una fattura in data successiva a quella indicata nell’attuale campo <data> (tag 2.1.1.3), pur entro i suddetti termini (10° giorno per la fatturazione immediata o 15° giorno del mese successivo per quella differita) o se sarà invece strettamente necessario rispettare la nuova lettera g-bis) indicando necessariamente 2 diverse date: quella della fattura corrispondente alla trasmissione e quella/e dell’effettuazione della/e operazione/i da indicare in appositi campi di cui dovrà fornire delle risposte l’Agenzia delle Entrate.

Al riguardo, è stato proposto di non modificare la struttura del formato XML, lasciando dunque l’indicazione della sola data di effettuazione dell’operazione, demandando ad un automatismo dello SdI il compito di verificare che l’invio della fattura avvenga nei 10 giorni successivi (ma ciò rimane, ad oggi, solo una proposta non ancora attuata). 

Alcuni esempi

Speciale fatturazione elettronica – tabella 2

Registrazione delle fatture attive

La riscrittura dell’articolo 23 (semplificando – già con effetto dal 24 ottobre –  il testo normativo previgente) prevede che la registrazione nel registro vendite delle fatture (sia immediate che differite) sia effettuata entro il 15 del mese successivo al momento di effettuazione, ma con riferimento al detto mese di effettuazione. Faranno eccezione le fatture “differite triangolari” (che possono essere emesse dal promotore entro la fine del mese successivo a quello di effettuazione), per le quali nulla cambia.

Eliminazione protocollo acquisti

Con una modifica all’articolo 25 (registro acquisti) è stato abrogato l’obbligo di numerazione progressiva (all’arrivo) della fattura dal lato passivo (adempimento che ovviamente mal si concilia con la natura non modificabile del formato XML della FE). Fermo restando che nulla vieta di attribuire una protocollazione progressiva nel registro (così come – ma non è un obbligo – il riporto dell’ID trasmissione risultante dal SdI). La semplificazione è già in vigore dal 24 ottobre 2018.

Registri sezionali

Rispondendo il 15 novembre 2018 a un quesito formulato in occasione di un forum, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che “in linea con la piena equiparazione tra fattura analogica ed elettronica, i contribuenti non sono tenuti ad adottare registri sezionali/sotto sezionali ai fini della registrazione e della conservazione delle fatture elettroniche e analogiche, potendo avvalersi di modalità di conservazione sia elettroniche – obbligatorie per le fatture elettroniche ai sensi dell’articolo 39, D.P.R. 633/1972 – sia analogiche”. È confermato, pertanto, quanto già indicato nella nostra Lettera Fiscale Speciale del 6 novembre 2018 in cui avevamo prospettato il superamento dell’esigenza (espressa nella vecchia prassi) di adottare registri sezionali al solo fine di evitare l’obbligo di mettere in conservazione sostitutiva a norma anche le fatture cartacee in presenza di fatture elettroniche obbligatorie. Rimane ovviamente ferma la facoltà di adottare suddetti sezionali.

Detrazione ed annotazione delle fatture passive arrivate prima della liquidazione

Dal 24 ottobre è altresì in vigore un’altra modifica piuttosto importante, ossia quella che riconosce (pro contribuente) la possibilità di detrazione dell’Iva “relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente”. La novità passa per un’integrazione apportata al D.P.R. 100/1998 che chiarisce così inequivocabilmente che il possesso (arrivo) della fattura necessario (come da Circolare n. 1/E/2018) ai fini della detrazione si può perfezionare in tempo utile per la liquidazione Iva e non necessariamente entro l’ultimo giorno del mese di effettuazione dell’operazione. Anzi, ad essere più precisi un giorno prima: l’arrivo si deve infatti perfezionare entro il 15 e non entro il 16 (e questa è una “innovazione” leggermente restrittiva rispetto a quanto – secondo parte della dottrina – era già ammissibile in base alla versione originaria del D.P.R. 100/1998). La cosa però non funziona quando la fattura arriva nell’anno successivo (si veda caso 6 nella successiva tabella). In attesa di capire i motivi di quest’ultima particolarità, trova così positiva soluzione (in via normativa) una complessa questione peraltro recentemente portata all’attenzione della Commissione UE da ANC e Confimi Industria nel contesto della denuncia presentata lo scorso anno in merito alle novità in materia di detrazione introdotto dell’articolo 2, D.L. 50/2017.

Termine ultimo per la detrazione

È appena il caso di precisare, infine, che rimane sempre ferma la possibilità di esercitare la detrazione anche nei periodi successivi a quello di effettuazione dell’operazione o arrivo della fattura e – al più tardi – con la relativa dichiarazione annuale anche integrativa (articolo 19 e 25, D.P.R. 663/1972 come reinterpretati dalla Circolare n. 1/E/2018). Si ricorda, al riguardo, che i termini di annotazione della fattura passiva non sono fissi, ma sono ancorati alla scadenza della liquidazione periodica (o dichiarazione) nella quale si esercita il diritto alla detrazione.

Qualche esempio

Speciale fatturazione elettronica – tabella 3

AGGIORNAMENTO ANAGRAFICHE CLIENTI: OBBLIGO O OPPORTUNITÀ?

Uno dei problemi che qualsiasi fornitore deve affrontare riguarda la necessità o meno di dover aggiornare le anagrafiche dei propri clienti con il “codice destinatario” o con la “pec destinatario” ossia con l’indirizzo telematico presso il quale il Sistema di Interscambio (SdI) deve effettuare il recapito “rituale” delle fatture elettroniche.

Modalità di recapito (dal SdI al destinatario)

Ricevuta la fattura dal trasmittente, lo SdI effettua una serie di controlli. Se la fattura supera detti controlli e non viene scartata (in tal caso entro 5 gg viene recapitata una “ricevuta di scarto”) lo SdI recapita al destinatario seguendo in sequenza le seguenti regole:

  1. se il cessionario/committente ha registrato (attraverso l’apposita funzione presente nell’area autenticata fatture e corrispettivi) l’indirizzo telematico al quale desidera ricevere le fatture elettroniche, provvede in via prioritaria al recapito a tale indirizzo;
  2. se l’elemento informativo del file fattura “CodiceDestinatario” contiene un valore corrispondente a un canale di trasmissione attivo, inoltra il file fattura al canale individuato;
  3. se l’elemento informativo del file fattura “CodiceDestinatario” contiene il valore “0000000” ed è valorizzato l’elemento informativo “PECDestinatario”, lo SdI inoltra il file alla casella di posta elettronica certificata individuata;
  4. se l’elemento informativo del file fattura CodiceDestinatario contiene il valore “0000000” e l’elemento informativo “PECDestinatario” non è valorizzato, lo SdI mette a disposizione il file fattura nell’area autenticata dei servizi telematici del cessionario/committente.

Il codice convenzionale “0000000”

Si evidenzia che (dal punto di vista informatico) la presenza di un codice destinatario valido (a 7 caratteri) è sempre obbligatoria (eventualmente anche con il valore convenzionale “0000000”), pena lo scarto della fattura trasmessa.

Il codice convenzionale “0000000” va utilizzato per definizione per le fatture:

  • verso i consumatori finali (che non hanno partita Iva ma codice fiscale);
  • verso minimi, forfetari ed agricoltori in regime di esonero (nulla vieta, tuttavia, che costoro si dotino di un codice destinatario e/o di una pec);
  • per le quali il cessionario/committente non lo abbia comunicato al fornitore.

Ciò premesso, si pone il problema di capire quali siano le conseguenze di un eventuale aggiornamento a “0000000” di tutte le anagrafiche dei clienti residenti. Appare evidente come, nel caso in cui il cliente operatore Iva registri il proprio indirizzo telematico nell’apposita area telematica (caso 1), l’aggiornamento dell’anagrafica risulti superflua ai fini del recapito. Se consideriamo che le partite Iva in Italia sono circa 6 milioni, è però tutt’altro che pacifico che ciò avvenga (quanto meno nel breve periodo) in via massiva.

Cosa succede quando il SdI non individua il canale di recapito?

Quando lo SdI non riesca ad individuare (pedissequamente secondo la sequenza sopra indicata) un canale di recapito, rende disponibile la fattura nell’area riservata del cessionario/committente ed invia al soggetto trasmittente (fornitore) una ricevuta di impossibilità di recapito (MC) con la quale comunica di aver messo a disposizione la fattura nell’area autenticata dei servizi telematici del cessionario/committente. Analoga situazione si verifica nel caso in cui, per cause tecniche non imputabili allo SdI (ad esempio pec piena o canale comunque non ricevibile), la trasmissione al soggetto ricevente non fosse possibile.

Tolto il caso del consumatore finale (per il quale ricordiamo la fattura va consegnata anche in copia cartacea comunicando contestualmente che l’originale elettronico è a sua disposizione nella sua area riservata del “cassetto fiscale”), nel caso di ricezione della notifica di impossibilità di recapito (MC) il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 (§ 3) prevede l’onere per il fornitore di comunicare tempestivamente al cliente – per vie diverse dallo SdI – che l’originale della sua fattura è a sua disposizione nell’area autenticata fatture e corrispettivi sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Il provvedimento precisa che “tale comunicazione può essere effettuata anche mediante la consegna di una copia informatica o analogica della fattura elettronica”.

Qualche suggerimento

Al fine di ridurre al minimo detti oneri comunicativi “supplementari” (quelli conseguenti alla notifica di impossibilità di recapito) si suggeriscono alle aziende 2 cose:

  • al fine di aggiornare le anagrafiche dei clienti storici, l’invio di una richiesta ai soggetti passivi residenti (esclusi quindi i privati) di una circolare per la raccolta del recapito elettronico FE (vedi fac simile a seguire);
  • di inserire nella modulistica contrattuale e/o raccolta dei nuovi ordini (in particolare per i nuovi clienti soggetti passivi residenti) anche la richiesta del “codice destinatario” o “pec destinatario” con l’avvertenza che nel caso di mancata comunicazione di uno dei due codici la fattura sarà recapitata dallo SdI in originale nell’area autenticata fatture e corrispettivi gestita dall’Agenzia delle Entrate (salva l’ipotesi di registrazione di uno di detti recapiti nell’apposita funzione presente nella citata area del destinatario) e l’evidenza che, nel caso di fattura recapitata in originale nella suddetta area, la fattura si considererà ricevuta ai soli fini fiscali (ad esempio per la detrazione) alla data di “presa visione” (da parte del cliente).

Si noti, in merito al fac simile (di cui un esempio segue alla pagina successiva), per l’aggiornamento delle anagrafiche, che la formulazione è mirata anche ad individuare quali clienti hanno già effettuato la registrazione del proprio recapito presso il servizio nel portale dell’Agenzia delle Entrate; nel qual caso diventa superfluo dedicare tempo all’aggiornamento dell’anagrafica (ciò a condizione ovviamente che il programma di produzione della fattura XML sia in grado di interpretare implicitamente con il codice convenzionale “0000000” il codice destinatario). Si evidenzia altresì che tale raccolta informativa potrebbe essere non così significativa se la soluzione software utilizzata per la fatturazione elettronica è in grado – nel caso di notifica di impossibilità di recapito – di inviare automaticamente al cliente (ad esempio via e-mail) apposito messaggio e copia della fattura.

 FAC SIMILE RICHIESTA CODICE DESTINATARIO O CODICE PEC CLIENTE

Speciale fatturazione elettronica – Fac simile richiesta codice destinatario o codice pec cliente

 

 

 

 

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