contante per gli anticipi delle note spese di trasferta - Commercialisti e Avvocati Cassinis
Beatrice Masserini Nessun commento

Dal 1° luglio 2018 non si possono più pagare retribuzioni ed anticipi in contanti. Tale norma si applica anche agli anticipi di note spese corrisposti ai dipendenti che si recano in trasferta? Può quindi essere sanzionata la società che eroga un anticipo per il trasfertista?

L’articolo 1, comma 910, della Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017), prevede che, dal 1° luglio 2018, i datori di lavoro o committenti corrispondano ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni suo anticipo, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: bonifico sul conto identificato dal codice Iban indicato dal lavoratore; strumenti di pagamento elettronico; pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato. Ricordando queste disposizioni, l’Ispettorato nazionale del lavoro, con la recente nota 16 luglio 2018, n. 6201, ha tuttavia precisato che «tali mezzi di pagamento riguardano esclusivamente gli elementi della retribuzione; pertanto il loro utilizzo non è obbligatorio per la corresponsione di somme erogate a diverso titolo, quali anticipi di cassa effettuati per spese che i lavoratori devono sostenere nell’interesse dell’azienda e nell’esecuzione della prestazione (es. rimborso spese viaggio, vitto, alloggio)». Nessuna sanzione è quindi applicabile in tale ipotesi.

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