Studio Cassinis organizzazione solo con rappresentanza
Beatrice Masserini Nessun commento

Accertamento. Per la Ctr Lombardia non bastano le limitazioni alla società italiana da parte di quella estera.

 

Ai fini della presunzione dell’esistenza in Italia di una stabile organizzazione personale non basta che la casa madre imponga all’agente direttive stringenti sulla propria capacità operativa.

E’ la conclusione della commissione tributaria regionale della Lombardia con la sentenza 4871/2017 depositata il 23 novembre 2017 (presidente D’Agostino, relatore Colavolpe).

La sentenza ha il pregio di affrontare, in modo puntuale e sistematico, molte tra le “classiche” presunzioni richiamate dall’amministrazione finanziaria in questo tipo di accertamenti fiscali, facendo emergere ancora una volta il ruolo determinante che assume il rapporto contrattuale tra le parti.

La vicenda trae origine dal rapporto tra una società di diritto inglese ed una srl italiana, contrattualmente formalizzato, avente ad oggetto la fornitura, in Italia, di servizi di gestione e di vendita di software prodotti dalla referente straniera. Dalle lettura della sentenza, le sue società risulterebbero non avere alcun collegamento partecipativo.

L’Agenzia delle Entrate, sulla base di una serie di presunzioni asseritamente qualificate, ha identificato nella Srl italiana l’esistenza di una stabile organizzazione straniera. Si tratterebbe, in particolare, di una “stabile organizzazione personale”, identificando la persona in predicato in uno specifico dipendente della stessa srl italiana.

In particolare i rilievi mossi dalle Entrate possono essere così riassunti:

  • da dichiarazioni di soggetti terzi, risulterebbe che il dipendente della Srl italiana si sia “venduto”, nell’ambito dei rapporti commerciali, come sales manager Italy e distribution manager della società inglese;
  • il contratto in essere tra la società inglese e quella italiana conterrebbe clausole e previsioni fortemente limitanti della libertà operativa di quest’ultima, nonché un obbligo di reporting mensile sull’andamento delle prestazioni rese dalla srl nei confronti della società straniera;
  • il riferimento alla giurisdizione inglese, quale legge applicabile in caso di divergenze tra le parti, sarebbe un’ulteriore prova dell’esistenza di una direzione vincolante da parte della società inglese su quella italiana.

 

Preso atto di tali presunzioni e delle controdeduzioni della società di diritto inglese, la Ctr Lombardia inizia la sua analisi esaminando le disposizioni contenute nell’articolo 162 Tuir, comma 7, in tema di stabile organizzazione personale. I giudici richiamano quindi alcune sentenze della Cassazione (in particolare, la n° 8488/2010) secondo cui l’ipotesi di stabile organizzazione personale ricorre solo laddove all’agente siano stati conferiti formalmente poteri di rappresentanza diretta (come la possibilità di spendere il nome del preponente, al momento della conclusione del contratto) oppure laddove lo stesso agente abbia un ruolo essenziale nelle trattative prodromi che alla conclusione del contratto.

La Ctr, applicando tale assunto al caso di specie, osserva come il contratto in essere tra le parti non preveda formalmente alcuna rappresentanza diretta, ed anzi, sussisterebbe un espresso divieto, a carico della srl italiana, di concludere contratti in nome e per conto del referente inglese.

Il fatto, quindi, che il dipendente della srl, nell’ambito dei rapporti commerciali, facesse diretto riferimento alla società straniera, non è stato ritenuto elemento degno di nota.

Circa le asserite forti limitazioni contrattuali a carica della società-agente italiana, la Ctr, richiamando ancora i requisiti formali del contratto, rileva che c’è una previsione specifica secondo cui la srl può agire in piena discrezione per quanta riguarda modalità e mezzi con i quali eseguire i servizi.

In merito all’obbligo di reporting, la Ctr ha convenuto con la tesi della contribuente, secondo cui l’obbligo in questione risulterebbe del tutto usuale nei rapporti di questo tipo, trattandosi di un normale adempimento da parte di un prestatore di servizi che ritrae, dalla corretta esecuzione di questi ultimi, i compensi per la propria attività.

Neppure il riferimento contrattuale alla legislazione inglese, quale normativa applicabile tra le parti ha trovato consenso nella Ctr: tale genere di previsioni – è stato fatto osservare – vengono normalmente imposte dal contraente più forte (nel caso specifico, la Società inglese), senza che da ciò possa derivarsi l’esistenza di una “stabile” in capo al soggetto (italiano) più debole.

Il caso

 0.1 IL RAPPORTO

 

Una società italiana aveva contrattualizzato con una inglese un rapporto di fornitura in Italia, da parte di quest’ultima società, di servizi di gestione e di vendite di software. Tra le due società non pare esserci alcun collegamento partecipativo.

 0.2 LA TESI DELLE ENTRATE

 

L’Agenzia delle Entrate ha rilevato che un dipendente della srl italiana affermasse di far parte della società inglese, che avrebbe poi imposto un rapporto molto limitante e la giurisdizione inglese per la trattazione delle controversie.

Da ciò si sarebbe desunta l’esistenza di una stabile organizzazione della società inglese in Italia.

           

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