Sì ai rimborsi IVA senza dichiarazione
Beatrice Masserini Nessun commento

Il contribuente ha diritto al credito Iva se, pur omettendo la dichiarazione annuale, dimostra i requisiti sostanziali per la detrazione dell’imposta. A dirlo è stata la Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria con la sentenza 452/1/2017 depositata il 27 novembre 2017, che applica i princìpi recentemente affermati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Il caso riguardava un contribuente che aveva ricevuto una cartella di pagamento con la quale l’Agenzia delle Entrate recuperava un credito Iva, oltre interessi e sanzioni, poiché derivante da un anno nel quale era stata omessa la presentazione della dichiarazione. Il provvedimento era stato impugnato eccependo la carenza di motivazione e, in ogni caso, la spettanza del diritto. La Commissione Provinciale aveva respinto il ricorso ritenendo che il credito non fosse spettante.

Il contribuente aveva proposto così appello lamentando, tra i diversi motivi, che l’omissione della dichiarazione aveva rilevanza solo formale e l’irregolarità poteva essere emendata producendo i documenti attestanti la spettanza del diritto.

La CTR ha ritenuto fondata la doglianza. Il Collegio ha, innanzi tutto, richiamato il principio recentemente affermato dalle Sezioni Unite (sentenza 17757/2016) secondo cui il contribuente ha diritto a recuperare il credito Iva discendente dalla dichiarazione omessa, a patto che questi dimostri che il credito deriva da acquisti effettuati nell’ambito dell’attività di impresa, e come tali detraibili.

L’Agenzia, in ogni caso, può contestare anche direttamente con l’iscrizione a ruolo, una dichiarazione che riporta un credito derivante da una dichiarazione precedentemente omessa, poiché rientra nei controlli formali consentiti dalla norma.

Perciò, anche in mancanza della dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta può essere riconosciuta dal giudice tributario se il contribuente dimostra tutti i requisiti sostanziali per la detrazione, e quindi che si tratti di acquisti finalizzati ad operazioni imponibili. Nella specie, la CTR ha rilevato che il contribuente aveva prodotto documentazione attestante le vendite, gli acquisti, le liquidazioni periodiche ed i registri dai quali emergeva con certezza il credito maturato nel periodo d’imposta.

Di conseguenza, l’omessa presentazione della dichiarazione annuale veniva effettivamente a rappresentare un mero adempimento formale, dato che la spettanza del credito era stata ampiamente dimostrata con documenti alternativi.

La pronuncia è interessante, poiché è tra le prime ad applicare i princìpi affermati dalle Sezioni Unite per il credito Iva derivante da dichiarazione omessa.

Fa, tuttavia, riflettere che, nonostante un orientamento consolidato ormai da tempo ed una pronuncia a Sezioni Unite, gli Uffici proseguano contenziosi del genere. A ciò si aggiunga che con due Circolari (34/E/2012 e 21/E/2013) l’Agenzia aveva invitato i propri funzionari a verificare la sussistenza del diritto di credito a prescindere dall’eventuale omessa dichiarazione. In linea di massima, infatti, in presenza di requisiti sostanziali, il Fisco dovrebbe riconoscere il diritto del contribuente già in sede di contraddittorio, senza costringerlo al giudizio.