La Commissione europea propone una riforma profonda del sistema IVA dell'UE
Beatrice Masserini Nessun commento

La Commissione europea ha lanciato il 4 ottobre 2017 i piani per la più grande riforma delle regole IVA dell’UE in un quarto di secolo. Il riavvio migliorerà e modernizzerà il sistema per i governi e le imprese.

Nel complesso, ogni anno, oltre 150 miliardi di euro di IVA vengono persi; il che significa che gli Stati membri perdono i ricavi che potrebbero essere utilizzati per scuole, strade e assistenza sanitaria. Di queste, si stima che circa 50 miliardi di euro – o 100 euro per cittadino dell’UE ogni anno – sia dovuto alla frode IVA transfrontaliera. Questi soldi possono essere usati per finanziare le organizzazioni criminali, compreso il terrorismo. Si stima che tale somma venga ridotta dell’80% grazie alla riforma proposta.

La proposta di riforma dell’IVA renderebbe anche il sistema più robusto e più semplice da utilizzare per le imprese. La Commissione vuole un sistema IVA che aiuti le imprese europee a trarre tutti i vantaggi del mercato unico e per competere nei mercati globali. Le imprese che effettuano transazioni transfrontaliere attualmente soffrono di un costo di conformità più alto dell’11% rispetto a quelli che commerciano solo a livello nazionale. La semplificazione e l’ammodernamento dell’IVA dovrebbero ridurre questi costi di circa 1 miliardo di euro.

Un sistema IVA definitivo che funziona per il mercato unico è stato un impegno di lunga data della Commissione europea. Il piano d’azione per l’IVA del 2016 ha spiegato in dettaglio la necessità di raggiungere una singola area IVA europea più semplice e antifrode.

Con il pacchetto attuale, la Commissione propone di modificare radicalmente il sistema IVA corrente tassando le vendite di merci da un Paese all’altro nello stesso modo in cui le merci sono vendute all’interno di singoli Stati membri. Ciò creerà un nuovo e definitivo sistema IVA per l’UE.

Si cercherà di concordare quattro principi fondamentali o “fondamentali” di una nuova area definitiva dell’IVA dell’Unione europea:

  • Combattere la frode: l’IVA sarà addebitata sul commercio transfrontaliero tra le imprese. Attualmente questo tipo di scambi è esente dall’IVA, fornendo una scappatoia facile per le aziende senza scrupoli per raccogliere l’IVA e quindi svanire senza rimandare il denaro al governo.
  • One Stop Shop:sarà più semplice per le aziende che vendono transfrontaliere per far fronte ai loro obblighi IVA grazie ad un ‘One Stop Shop’. I commercianti saranno in grado di effettuare dichiarazioni e pagamenti utilizzando un unico portale online nella propria lingua e secondo le stesse regole e modelli amministrativi del Paese di origine. Gli Stati membri pagheranno l’IVA direttamente a vicenda, come avviene già per tutte le vendite di servizi elettronici.
  • Maggiore coerenza:un passaggio al principio della “destinazione” in base alla quale l’importo finale dell’IVA è sempre pagato allo Stato membro del consumatore finale e addebitato al tasso di tale Stato membro. Questo è stato un impegno di lunga data della Commissione europea, sostenuto dagli Stati membri. È già in vigore per le vendite di servizi elettronici.
  • Meno burocrazia:semplificazione delle regole di fatturazione, che consente ai venditori di preparare le fatture secondo le regole del proprio Paese anche quando si scambiano le frontiere. Le aziende non dovranno più preparare un elenco delle transazioni transfrontaliere per la loro autorità fiscale (la cosiddetta dichiarazione recapitulativa).

La proposta del 4 ottobre 2017 introduce anche la nozione di un soggetto passivo certificato – una categoria di imprese affidabili che beneficeranno di regole molto più semplici e risparmio di tempo. Sono state, inoltre, proposte quattro “correzioni rapide” che entreranno in vigore entro il 2019. Tali misure a breve termine sono state esplicitamente richieste dagli Stati membri per migliorare il funzionamento quotidiano del sistema IVA corrente finché il regime definitivo non è stato pienamente concordato ed implementato.

Prossimi passi

Tale proposta legislativa sarà inviata agli Stati membri al Consiglio per l’accordo e al Parlamento europeo per la consultazione. La Commissione seguirà questa iniziativa nel 2018 con una proposta giuridica dettagliata volta a modificare la cosiddetta “direttiva IVA” a livello tecnico in modo che il regime definitivo dell’IVA proposto oggi possa essere attuato senza problemi.

Sfondo

Il sistema comune di imposta sul valore aggiunto (VAT) svolge un ruolo importante nel mercato unico europeo. La prima direttiva sull’IVA risale al 1967. Fu inizialmente messo in atto per allontanare le imposte sulla cifra d’affari che distorsero la concorrenza e ostacolavano la libera circolazione delle merci e per eliminare i controlli fiscali e le formalità alle frontiere interne. L’IVA è una delle principali e crescenti fonti di entrate nell’UE, che nel 2015 ammonta ad oltre 1 trilione di euro, pari al 7% del PIL dell’UE. Una delle risorse proprie dell’UE si basa anche sull’IVA. Come tassa sul consumo, è una delle forme di fiscalità più favorevoli alla crescita.

Nonostante molte riforme, il sistema dell’IVA non è riuscito a tenere il passo con le sfide dell’economia mondiale, digitale e mobile di oggi. L’attuale sistema IVA risale al 1993 ed era destinato ad essere un sistema transitorio. È frammentato e troppo complesso per il crescente numero di imprese che operano transfrontaliere e lascia la porta aperta alle frodi: le operazioni nazionali e transfrontaliere sono trattate in modo diverso e beni o servizi possono essere acquistati senza IVA all’interno del mercato unico.

La Commissione ha costantemente pressato la riforma del sistema IVA. Per le società che operano in tutta l’UE, le frontiere sono ancora un fatto di vita quotidiana per quanto riguarda l’IVA. Le norme vigenti in materia di IVA sono una delle ultime aree della normativa comunitaria non conformi ai principi che sostengono il mercato unico.