Sponsor con sgravio garantito
Beatrice Masserini Nessun commento

La Cassazione riafferma la presunzione per le erogazioni a favore dello sport dilettantistico

Il principio base della sponsorizzazione a ASD/SSD è contenuto nell’art. 90 comma 8 della legge 289/2002 che introduce una presunzione assoluta in ordine al carattere pubblicitario di queste erogazioni, da cui deriva la perfetta deducibilità della spesa ai sensi dell’art. 108 comma 2 primo periodo del Tuir.

Una volta delineato il principio generale, si tratta di individuare quali siano i giusti comportamenti. E in quest’ambito la soluzione viene fornita dalla Circolare 21/E/2003 (ribadita anche dalla Risoluzione 57/E/2010), che prevede la fruizione dell’agevolazione nel limite massimo annuo prestabilito di 200mila euro, subordinandola alla sussistenza, almeno, delle seguenti condizioni:

  • i corrispettivi erogati devono essere necessariamente destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante;
  • a fronte dell’erogazione delle somme deve essere riscontrata una specifica attività dell’Associazione beneficiaria.

In sostanza, si chiede che a fronte delle somme elargite dallo sponsor, il sodalizio sportivo esegua una specifica attività volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante.

Un ulteriore punto fermo è stato sancito dalla Cassazione che, con la sentenza 5720 del 23.03.2016, ha ribadito quanto si ricava dalla citata disposizione di legge, ossia che è proprio il comma 8 dell’art. 90 a qualificare ex lege tali spese come pubblicitarie.

In sostanza si evince che la ratio della norma sia quella di far sì che le società sportive beneficiarie trovino nella possibilità di ricevere sponsorizzazioni la loro fonte di sostentamento che, se subordinata ad una specifica attività di promozione dell’impresa sponsorizzata, nei limiti del tetto stabilito di 200mila euro, possa permettere in capo a quest’ultima l’intera deducibilità della spesa, senza che si renda necessaria anche l’ulteriore valutazione in termini di proporzione tra prestazioni effettuate e controprestazioni ricevute.

In presenza di queste spese, l’amministrazione finanziaria, spesso, ne contesta la deducibilità a fronte dell’asserita mancanza di inerenza, dell’anti economicità del costo e in alcuni casi arrivando anche a contestare l’inesistenza oggettiva dell’intera operazione.

Le contestazioni del fisco si spingono, infatti, a rilevare che nella maggior parte dei casi la pubblicità effettuata attraverso la ASD/SSD non solo non ha alcuna incidenza sull’attività svolta dallo sponsor ma nel concreto fin dalla stipula del contratto con il sodalizio sportivo la stessa si caratterizza per l’inesistente convenienza/opportunità di sostenere l’onere, stante il mancato incremento dei ricavi che può derivare dai messaggi pubblicitari veicolati dall’Associazione.

Sul punto la difesa del contribuente deve essere, dunque, improntata alla dimostrazione dell’effettività dell’operazione svolta, dando piena prova circa la promozione dell’immagine e l’effettuazione di specifiche attività da parte dell’Ente sportivo.

In questo senso, per l’impresa sponsorizzante sarà fondamentale, dapprima verificare l’iscrizione al Coni del sodalizio sportivo, ed in subordine procedere alla redazione di un contratto a prestazioni corrispettive nel quale definire come si manifesterà la pubblicità e gli obblighi a cui sarà tenuto chi organizza gli eventi.

Infine, andrà reperita tutta la documentazione a supporto del costo sostenuto quali, ad esempio, locandine, calendari ed opuscoli pubblicitari, striscioni sul campo da gioco, abbinamenti sull’abbigliamento sportivo.

Il resto lo prova, come ribadito dalla Cassazione con sentenza n. 5720/2016, l’art. 90 comma 8 della legge 289/2002.

 

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